Cultura, benessere e coesione sociale. Nuovi divari culturali e diseguaglianze. Quali scenari possibili per alleanze generative?

 

Alessandra Rossi Ghiglione (Direttrice, SCT Centre Università Torino, Vicepresidente CCW) nell’introdurre il seminario sottolinea come l’incontro si inserisca nel ciclo di approfondimenti Cantieri di Immaginazione Sociali Lesson Learned curato da CCW (Cultural Welfare Center), perché  il benessere per le comunità locali come per la comunità umana richiede uno sforzo di immaginazione, capace di travalicare ciò che è noto e prevedibile. Queste sono anche le premesse da cui nasce il CCW, Cultural Welfare Center[1]: da un’idea di Catterina Seia a cui si sono uniti altri 10 professionisti, provenienti da diversi settori. Culturale, economico, sanitario, artistico, sociale: Annalisa Cicerchia, Giuseppe Costa, Luca Dal Pozzolo, Elisa Fulco, Enzo Grossi, Pierluigi Sacco, Irene Sanesi, Flaviano Zandonai e ARG. Con loro anche Andrea Bartoli di Cultural Farm Park, che rappresenta una delle due sedi operative di CCW – l’altra è spazio BAC di SCT Centre al Distretto Sociale Barolo -  e più recentemente Antonio Lampis e Fabio Viola. Il CCW si sta inloltre dotando di una Knowledge Community a base più allargata.

«Un cantiere di immaginazione

perché la possibilità di un futuro chiede uno sforzo proprio di immaginazione,

che vada al di là del già noto e prevedibile»

Alessandra Rossi Ghiglione

 

Il tema del benessere emerge anche dalle riflessioni di Luca Dal Pozzolo (Direttore, Osservatorio Culturale del Piemonte, Co-founder CCW) che sottolinea il possibile ruolo della cultura per «ricucire alcune lacerazioni sociali» rispetto a più dimensioni: 1) differenze e diseguaglianze che, dopo il periodo pandemico, possono ora diventare mattoni per la costruzione di una società più equa; 2) rapporto tra musei e cittadinanza nell’impegno tangibile per ricostruire dinamiche sociali nel rapporto tra istituzione culturale e comunità; 3) importanza della società come luogo di sperimentazione culturale.

«La cultura può aiutare a trovare nuovi orditi e nuove trame

agibili per una società uscendo allo scoperto dal suo specifico comparto

e incontrano il resto del mondo»

Luca Dal Pozzolo

 

L’incontro si focalizza poi su alcune pratiche culturali che da un lato possono essere di ispirazione per altri contesti territoriali e culturali e, dall’altro rappresentano esperienze virtuose che mettono in luce il ruolo della cultura come risorsa per l’empowerment delle persone e delle comunità.

 

  1. Non recidere forbice quel volto, Gamec, Bergamo

La prima esperienza ad essere condivisa durante l’incontro è quella realizzata alla GAMeC che viene raccontata da Giovanna Brambilla (Responsabile dei Servizi Educativi). Durante la pandemia la GAMEC ha sviluppato il laboratorio “Non recidere forbice quel volto” - insieme alla Caritas Bergamasca, con il sostegno dell’Assessorato all’educazione alla cittadinanza, pace, legalità della Città di Bergamo - a testimonianza di come un gesto creativo collettivo scaturito da un ascolto profondo, possa offrire al territorio la condizione necessaria a sviluppare nuove visioni generative per il futuro.

Nel corso della pandemia, che ha inciso così profondamente sulle persone ma anche sulla collettività, infatti, si è levata a più voci, una richiesta: che qualcuno accettasse di farsi carico, con sensibilità e competenza, della rielaborazione dei lutti, della solitudine davanti alla morte dei familiari, ma anche della condivisione e dei racconti di chi, nelle strutture sanitarie, nelle comunità e nelle residenze per anziani, ha accompagnato fino agli ultimi istanti queste persone.

Il laboratorio, sviluppato in tre tappe, è rivolto così a persone che hanno perso una persona cara, ma anche al personale socio sanitario che nelle strutture ospedaliere, nelle residenze per anziani, nelle comunità, è stato vicino a chi era in sofferenza.

 

«Il museo non era malato durante il lockdown,

Non è da pensarsi solo come un luogo da ‘visitare’»

Giovanna Brambilla

 

  1. Patrimonio di Storie, Bergamo

Il tema della mediazione come opportunità di dialogo tra istituzione culturale è anche l’oggetto dell’intervento di Maria Grazia Panigada (coordinatrice progetto CSV-Centro Servizi Volontariato Bergamo) che porta l’esperienza del progetto Patrimonio di Storie.

Il progetto nasce dall’esperienza condivisa di tre professioniste - Simona Bodo, Silvia Mascheroni e Maria Grazia Panigada - con expertise complementari che dal 2011 ideano e realizzano percorsi di mediazione del patrimonio in chiave narrativa, in collaborazione con musei  e altre realtà culturali e sociali, promuove e incentiva la corretta divulgazione quale elemento cruciale per far crescere conoscenza e sensibilità dei cittadini nei confronti del loro patrimonio culturale. Tale vitalità non è venuta meno neanche durante il lockdown, rivelando quanto l’esperienza narrativa fosse potentissima come luogo di incontro nel patrimonio artistico.

 

 

«Il bene culturale è luogo di mediazione, di energia, di forza, luogo in cui intrecciare la storia dell’opera d’arte con le nostre vite».

Maria Grazia Panigada

  1. Dance Well, Orlando Festival

Il valore della cultura come leva su cui lavorare per creare immaginari nuovi ed inediti per legittimare la realtà e per abbattere gli stereotipi è anche uno degli elementi cruciali dell’intervento di Mauro Danesi (Direttore Artistico, Orlando Festival - Dance Well). Nel suo intervento Danzare le contraddizioni per allargare le possibilità e gli orizzonti, MD presenta Dance Well Orlando Festival, un’iniziativa che ha l’obiettivo di promuovere cambiamenti intorno ai temi dell'identità, delle relazioni e delle rappresentazioni del corpo attraverso un approccio aperto e inclusivo di arte performativa esperienziale.

Nell’ambito del progetto, l’iniziativa Over 60, sviluppata e realizzata con la coreografa Silvia Gribaudi, si è creata una comunità che ha coinvolto oltre 50 donne in momenti performativi e di incontro con la città e il territorio che durante il lockdown si è nutrito in modo autonomo attraverso momenti di incontro in digitale.

Anche il progetto Sguardi di un certo genere, un percorso espressivo multidisciplinare rivolto ad adolescenti e giovani, incentrato sulla relazione tra teatro ed arti visive, ha portato al rafforzarsi di relazioni tra i partecipanti fino alla ripresa delle attività da parte dei partecipanti stessi durante il lockdown e culminato con la presentazione di una performance live e un montato con 8 frammenti del lavoro fatto durante il festival.

Inclusione sociale negli spazi culturali per il progetto Dance well – Ricerca e movimento per il Parkinson[2] che nasce con l'intento di promuovere la danza in spazi museali, contesti artistici, e si rivolge principalmente, ma non esclusivamente, a persone che vivono con il Parkinson.  

 

«Danzare le contraddizioni per allargare le possibilità e gli orizzonti: la cultura come leva su cui lavorare per creare immaginari per legittimare la realtà».

Mauro Danesi

 

  1. Festival Donizzetti Opera, Bergamo

Il concetto di cultura letta anche come opportunità di vivere momenti esperienziali si riconosce anche nel teatro ed in particolare per quanto riguarda l’opera lirica.

Maurizio Micheli - Direttore Artistico del Festival Donizetti Opera - parte dal vissuto di una delle città più colpite dalla pandemia e dai suoi impatti sulla società civile. Pur nella criticità del momento storico, Bergamo e il suo teatro non sono stati inermi, hanno immediatamente cercato un modo per fare sì che si rendesse palese come lo spazio immaginario potesse avere la stessa dignità di ciò che si esperisce con i cinque sensi. L’8 marzo ha segnato un discrimine forte, forzando tutti a ripensare la propria vita e la propria quotidianità trasferendola almeno in parte sui canali digitali, che si sono rivelati fondamentali per mantenere la relazione con la cittadinanza, nell’approccio di allargamento di nuovi pubblici (l’Italia è infatti il paese con il maggior numero di neet in EU), ma anche e soprattutto per mostrare come l’esperienza artistica sia in grado di fungere da catalizzatore sociale e da linimento per lo spirito. Micheli sottolinea infatti come si debba ormai abbandonare l’approccio romantico che vede l’arte come espressione del genio individuale, ma come debba piuttosto essere vista come una pianta da cui cadono i frutti e poi si nutre della terra, dell’arte stessa: pertanto se l’arte è un albero che si nutre della vita deve dare qualche cosa al terreno su cui cresce. Tutto ciò deve avvenire superando le ritualità operistiche che suonano un po’ parodistiche, ma deve nascere da un’autentica tensione all’ascolto: l’opera lirica non è più solo bella musica ma è educazione all’ascolto.

 

«Se l’arte è un albero che si nutre della vita

deve dare qualche cosa al terreno su cui cresce».

Maurizio Micheli

 

Dopo aver affrontato il tema delle pratiche e dei casi studio l’incontro volge ad una riflessione sugli scenari futuri.

Giuseppe Costa (epidemiologo, esperto in diseguaglianze di Salute, Università di Torino, co-founder CCW) apre il dibattito proponendo alcune domande aperte sul rapporto tra cultura e salute.

In che misura oggi la salute ci restituisce stimoli per la cultura? Dal punto di vista delle conseguenze di salute l’esperienza pandemica cosa ci insegna? Quali le barriere di accesso? Quanto queste dimensioni sono omogenee tra le varie persone? Ancora una volta la cultura diviene elemento da cui partire per creare dinamiche egualitarie e per abbattere anche le diseguaglianze di salute.

Al tema del rapporto tra cultura e salute è sicuramente strettamente collegata la dimensione del welfare culturale.

Flaviano Zandonai (Sociologo e co-founder CCW) apre infatti il suo intervento sottolineando come in questo momento storico il welfare culturale sia chiamato a fare uno scarto qualitativo e interpretativo senza rischiare di entrare in logiche di beautification, quanto piuttosto di innestarsi nel welfare sociale diventando così un’infusione di pratica. In primo luogo favorendo lo sviluppo di Partenariati diffusi costruiti nella logica della partnership e non dell’outsourcing, ma anzi alimentando l’apprendimento sui modelli di servizio coinvolgendo i livelli di coordinamento di coloro che progettano le iniziative di welfare.

Infine, sarà importante trovare nuove dimensioni per far penetrare la  prospettiva del welfare culturale nella governance delle organizzazioni di welfare sociale. Il welfare culturale deve arrivare a toccare gli elementi strategici e fondativi delle organizzazioni, deve diventare parte integrante dell’approccio e del modo di lavorare con impatti sui livelli decisionali. Il welfare culturale dovrà così imparare a connettersi con altri attori sociali per ridisegnare il sistema di welfare nel suo complesso.

L’incontro si chiude con l’intervento di Matteo Bagnasco (Responsabile Obiettivo Cultura, Fondazione Compagnia San Paolo) che sottolinea come la pandemia ci abbia insegnato la necessità di superare la dimensione autoreferenziale del mondo culturale mettendo l’accento sulla responsabilità sociale delle istituzioni. Questo processo necessita tempi più lunghi nel policy making. Compagnia di San Paolo ha avviato in questa prospettiva un processo importante di riorganizzazione interna che vede negli SDGs dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 una mappa per agire e l’ha portata a superare la visione per comparti per sussumere un approccio per missioni, leggendo il ruolo della cultura in funzione al raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile[3] e mettendo in discussione anche ambiti di interventi nuovi o fino ad ora abbozzati[4]. Questa operazione ha consentito di allargare i confini di quello che noi definiamo “cultura”, ibridando linguaggi e metodi ma anche di individuare nuovi sentieri su cui incamminarsi. Dal punto di vista metodologico un’operazione di questo genere diventa efficace e credibile dove si valorizza molto la componente dei dati, come strumento di conoscenza e impostazione di policy da percorrere insieme.

Se il presente è una larga convergenza di anticipazione di passati diversi e di tempi molto differenziati, Luca dal Pozzolo sottolinea come nel corso di questo panel si assista a una convergenza di anticipazioni capaci di aprire nuovi scorci interpretativi sul futuro, un futuro persistente, che a volte si ingrotta, ma poi emerge e richiede cambi di passo e di paradigma necessario per non tornare allo status quo. In questo momento non ci è data capacità di vedere una scenografia complessiva: le esperienze contano tantissimo ma non dobbiamo morire di buone pratiche, queste buone pratiche devono essere passi percorsi anche da altri. Ciascuno di noi dovrà fare i propri passi comunicandoli agli altri per individuare prospettive interessanti.

 

 

 

 

[1] CCW è un centro di competenza per sostenere processi di confronto tra practitioner, studiosi e policy maker nell’ottica di sostenere politiche di welfare culturale intersettoriali: dare valore e rafforzare in termini metodologici le esperienze in atto che adottano l’Arte e la Cultura nei processi di cambiamento; creare un ecosistema di dialogo e scambio tra practitioner, ricercatori, policy makers e cittadini; sviluppare e sostenere la ricerca interdisciplinare e intersettoriale; accompagnare con approcci crossover la formazione di competenze ai diversi livelli di ingaggio e professionalità; promuovere la diffusione di pratiche replicabili e misurabili, in grado di garantire impatto sociale, visibilità e durata al fenomeno; nutrire politiche che mettano in atto questa visione.

 

[2] Dance well – Ricerca e movimento per Parkinson è un'iniziativa ideata e promossa, fin dal 2013, dal Comune di Bassano del Grappa attraverso il suo CSC Centro per la Scena Contemporanea, membro di EDN - European Dancehouse Network.

[3] Attualmente l’attività della Fondazione si articola su 4 missioni: creazione di attrattività  - come creatività e cultura possono attrarre sui territori risorse, competenze, attenzione per contribuire allo sviluppo economico e sociale di un territorio, lavorando sulle reti le potenzialità locali; cultura come agente di sviluppo delle persone - Sviluppo competenze -; Custodire la bellezza - cura del patrimonio culturale inteso in senso ampio (architettonico, paesaggistico, urbano); favorire partecipazione attiva - protagonismo cittadino e cittadinanza attiva.

[4] Come a titolo esemplificativo il progetto su cultura e salute, come progetto operativo della fondazione articolato su quattro assi di indagine: cultura e prevenzione; cultura e medical humanities; cultura per l’umanizzazione dei luoghi di cura; progetti di benessere e cura nei luoghi di cultura.

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