Musei e narrazioni: come parlare ai nuovi cittadini?

ArtLab 19 è stata l’occasione per riflettere sul ruolo dei musei nella contemporaneità. La complessità dei cambiamenti socio-culturali impone alle istituzioni un ripensamento della propria funzione, in relazione alle nuove comunità di riferimento. “Narrazioni plurali: i musei di domani” ha raccolto rappresentanti di musei nazionali e internazionali che hanno intrapreso dei percorsi programmatici - aperti ad un dialogo interculturale - che passino attraverso l’inclusione delle comunità.

Abbiamo ascoltato le testimonianze di chi traduce nella pratica questo nuovo approccio che sta cambiando le modalità di rappresentazione dei musei, nel rispetto di tutti i pubblici fino a oggi esclusi dalle narrazioni tradizionali.

In rappresentanza dei case study italiani Carolina Orsini, del MUDEC di Milano ha parlato dell’attività di creazione di relazioni vive con le comunità cittadine (scarica la presentazione di Carolina Orsini); per Simona Bodo, responsabile del programma "Patrimonio e Intercultura", il museo è luogo di relazione che in virtù di nuove modalità di narrazione intreccia le storia del patrimonio a quelle dei singoli (scarica la presentazione di Simona Bodo). Cristina da Milano ha portato l’esempio di Artclicks nella creazione di un laboratorio formativo di progettazione interculturale.

Dall’Amsterdam Museum l’esperienza di Imara Limon che ha portato la sfida di creare narrazioni multiple tra opere d’arte e visitatori (scarica la presentazione di Imara Limon); Stephen Welsh che ha parlato del lavoro che il Manchester Museum sta sviluppando per abbattere le barriere all’entrata del museo e rappresentare il multiculturalismo della propria città (scarica la presentazione di Stephen Welsh).

 Il fil rouge che lega tutte le pratiche emerse passa dalla co-progettazione, che obbliga i luoghi deputati alla cultura a porsi come spazi osmotici di confluenza e scambio, per essere sempre più aperti al confronto coi pubblici. Affinare la capacità di ascolto per accelerare questi processi sembra ormai un’abilità imprescindibile cui le istituzioni museali non possono prescindere.

X