Pane e Rose. Dare voce agli invisibili

Il primo è il tema della protezione sociale: al di là del principio etico della necessità di tutela di ogni lavoratore, questa stretta interdipendenza tra individui e produzione culturale è una delle ragioni che richiedono l'estensione delle forme di sostegno e protezione per cercare di contenere danni strutturali all'intero sistema culturale. Il secondo è la mancanza di visibilità di molti operatori e professionisti della cultura: al di là dell'aiuto economico, è fondamentale che le istituzioni si rendano conto che questa parte invisibile del settore esiste e che senza di essa il settore stesso non sopravviverebbe. Non possiamo continuare a identificare il settore esclusivamente con le grandi istituzioni pubbliche (o fortemente sostenute dal pubblico) o con le grandi star. La terza questione è quella della sostenibilità, del settore stesso ma anche in termini più ampi: questo mondo intero sopravviverà se riuscirà a rispondere ad alcune delle domande post-Covid19, come ad esempio l'aumento della povertà educativa, di forme gravi di depressione nonché la necessità di produrre innovazione, tutte questioni che trarranno beneficio dal coinvolgimento del settore culturale per essere affrontate efficacemente (e ovviamente dovremmo anche tenere conto della necessità che il settore si prepari a essere coinvolto in tali sfide). Pane e Rose è il titolo di un’iniziativa che i membri italiani di Culture Action Europe hanno realizzato proprio allo scopo di far emergere la complessità, l’eterogeneità, la frammentazione e anche la debolezza dell’intera filiera del settore culturale attraverso le voci di chi in quel settore lavora, a vario titolo. Abbiamo invitato i professionisti del mondo della cultura a raccontarci la loro storia in brevi video di circa 2 minuti ciascuno, ponendo l’accendo sulle questioni della tutela, della visibilità e della sostenibilità.

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