Pensiero digitale e musei...Quando l'emergenza 'salvò Cenerentola'

Come può il digitale contribuire alla conoscenza del patrimonio culturale? Qual è il punto di incontro tra due visioni che paiono opposte, la prima che pensa al digitale come strumento di comunicazione per portare le persone fisicamente nei luoghi, l'altra che riconosce quella sul web come ‘vera presenza’? Quali linee innovative si sono aperte nella valorizzazione del patrimonio attraverso il digitale nel periodo di lockdown e cosa ci porteremo nel futuro?

Sono tante le questioni affrontate nella prima giornata di ArtLab 2020 in occasione dell'incontro ‘Musei e cultura digitale', in collaborazione col Museo Egizio ed Editrice Bibliografica, un incontro andato in onda dalle meravigliose sale del museo che ha coinvolto Maria Elena Colombo (autrice del recente “Musei e cultura digitale” edito da Ed), Luca Dal Pozzolo di Fondazione Fitzcarraldo e il padrone di casa direttore del museo Christian Greco. 

“Durante la pandemia si è verificato un automatismo - ci racconta la Colombo - per cui le organizzazioni culturali hanno trovato una modalità per essere più vicine agli utenti: tutti si sono dovuti adattare, anche le istituzioni che non avevano una visione chiara sul digitale. Alcuni hanno improvvisato, proprio perché era indispensabile mantenere una relazione. Altri erano più preparati, avevano già maturato una dimestichezza con gli strumenti e una strategia precisa e soprattutto conoscevano già i pubblici a cui si volevano rivolgere. Mi auguro che questa situazione abbia fatto riflettere sull'utilità del digitale - considerato una cenerentola da molti in ambito culturale: è necessaria una maggiore consapevolezza per evitare improvvisazioni e fare affidamento su preparazione professionale, attitudine e visione strategica”. Se da anni si parlava di innovazione e digitalizzazione, sullo sfondo dell’emergenza si sono viste modalità molto diverse di reagire da parte delle istituzioni culturali, molte delle quali si sono dimostrate impreparate. L’errore di molti è stato pensare che il digitale fosse una questione solo tecnica o tecnologica. Come dire: è più importante l’hardware dove posizionare contenuti analogici, non adeguatamente ripensati per le piattaforme dove sono stati diffusi, che il software, ovvero il pensiero e la strategia capace di immaginare forme di narrazione realmente capaci di raccontare il museo. Riguardo alla potenzialità di creare nuove piattaforme in stile Netflix capaci di accogliere contenuti culturali, emergono numerose perplessità: “Gli strumenti ci sono - continua la Colombo - e sono ampiamente funzionanti, da Netflix a Youtube. Ciò che manca è la forza produttiva e la capacità di lavorare sui contenuti su quei canali. Sarebbe stato opportuno, in questo momento in cui i musei hanno avuto un momento di fatica, coinvolgere le varie piattaforme esistenti come canali di trasmissione, per costruire una sorta di responsabilità sociale in cui ci si scambiano contenuti e forme”.  I contenuti ci sono e come propone Christian Greco, che ha dato grande impulso alla valorizzazione del patrimonio dell’Egizio attraverso il digitale,  veicolati adeguatamente possono contribuire a costruire una forma di Archeologia pubblica. 

“Portale di accesso al passato, il patrimonio culturale rappresenta l’opportunità di conoscere da dove veniamo e cosa abbiamo costruito nel tempo; in questo senso il digitale può essere il luogo in cui ricostruire uno scenario, scomparso nella contemporaneità, in cui contestualizzare e offrire una cornice di leggibilità agli oggetti fisici”. Ne è convinto Luca Dal Pozzolo, secondo il quale l’emergenza Covid-19, ha mutato il rapporto tra fruizione in presenza e a distanza, evidenziando la presenza fisica nei luoghi come privilegio. “Essere nei luoghi non è un bene illimitato, è una possibilità che è necessario organizzare, per la tutela degli stessi spazi, cosa ben diversa dalla limitazione dell’accessibilità”. Il lockdown è stata un’accelerazione di processi che erano già in atto anche nel mondo culturale, ora non resta che imparare la lezione e farne risorsa per costruire un futuro che non è più il futuro di ieri.

Vuoi guardare l’incontro? Eccolo qui

 

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